Lo ricordo come fosse ieri.
Prima interrogazione di filosofia al liceo (professoressa vestita in stile 'Lady Oscar' e una sfilza di soprannomi al seguito..).
Avevamo studiato la filosofia greca (Eraclito, Socrate, Platone..) ed io ero entusiasta, ricordo che non mi ero limitata a studiare per l'interrogazione (dal libro o dagli appunti) ma avevo cercato ovunque, avevo letto i 'frammenti', avevo fatto ricerche e di conseguenza, quello che sapevo sull'argomento si era ampliato in modo notevole rispetto alla lezione in classe.
Interrogazione.
Una mattina.
Succursale in via Massari (struttura a tre piani condivisa tra: liceo scientifico, liceo linguistico e scuola elementare).
Tre alunni interrogati, come sempre.
Io, che avevo letto anche il 'Mondo di Sofia' di Jostein Gaarder, inizio a parlare...pensavo ad un'introduzione spettacolare che facesse capire quanto mi piaceva l'argomento, ricordo che ho parlato dei filosofi e di come loro si stupissero quotidianamente del mondo (come fanno i bambini..ho detto proprio così).
...mi stava facendo parlare...
Ho fatto un esempio e ho detto: "supponiamo che un giorno, a colazione, un bambino seduto a tavola osservi il padre entrare in cucina volando...lui inizierebbe a ridere divertito mentre sua madre urlerebbe, come minimo..."
Questo era quello che mi affascinava, quello che volevo trarre come insegnamento da quella materia...rimanere stupita degli effetti senza chiedermi le cause.
Avrei parlato per ore...dei filosofi greci ma anche di quello che sapevo in più...
Cinque meno.
Per incoraggiarmi.
'signora sua figlia MI esce spesso fuori traccia e non si attiene'.
Non mi attengo.
Maya.
venerdì, marzo 23, 2007
Fuori traccia...
Pubblicato da
Brigida Sorice
alle
10:01
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1 commento:
Forse tu mi puoi spiegare cos'è una traccia. Mia madre ci ha impiegato una vita e sacrificato tutto l'amore che si può volere ad un figlio. Dall'alto dei miei 25 quasi 30 anni ancora la risposta non ce l'ho e forse in parte non mi interessa neppure più cercarla. Magari è ribellione o solo follia scorgere le architetture celate sotto millenari strati depositati dall'evoluzione della specie; è da cretini remare contro la storia mettendo in discussione basi sulle quali si è discusso per millenni. Ma ogni tanto mi sembra di percepire che solo attenendosi alla "propria" traccia si riesca per un solo istante a trascendere quel limite imposto all'uomo ma così ben sentito qual'è il senso di infinito. Sembra di toccarlo, sentendosi partecipi di un disegno che ha il vago retrogusto di qualcosa di non umano, sembra di impugnare una telecamera per diventare il regista di sè stessi con inquadrature in terza persona per non disturbare quel sottile legame che si crea, in segno di rispetto. Sembrano deliri onirici e invece potrebbe non essere altro che il semplice andare "fuori traccia"; fuori da una rotta disegnata da una mano straniera, magari dotata, magari appartenente a Leonardo o Michelangelo ma sempre e comunque non propria. Fuori dall'ordinario senso di un pragmatismo o di un estetismo impersonale che si adatta solo a forza alle pulsioni emotive di una mente incondizionatamente pensante orgogliosa della propria unicità. Mi sono sentito libero ben poche volte, preferendo rimanere alla finestra piuttosto che uscire dalla porta perchè ogni salto là fuori mi obbliga a cambiare. Eppure ogni volta che salto trovo la forza di "sentire" la traccia sempre più mia, e ho sentito per un solo istante un profumo di libertà credendo di aver intravisto quella dimensione in grado di renderci realmente originali (e soli?!?). E per un attimo ho creduto di essere migliore.
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